Le tue parole non hanno più peso

 

Le tue parole non hanno più peso
mi hai detto con un sorriso.

Sono leggere come una piuma
una bolla di sapone, come l’alito
d’inverno nelle strade di Torino.

Sono da leggere come quelle
di una rivista, di un cartello
che indica il bagno, di un bugiardino.

Ed io che scrivo per mestiere
mi sento come una pianta
nel vaso, che vuole da bere.

Ci vuole qualcuno che torni
a casa per non farla morire.

 

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Sono contro la natura

 

E’sempre fonte di imbarazzo ascoltare i discorsi di quelli che si appellano alla Natura tentando goffamente di individuare cosa è giusto e cosa è sbagliato: sembra che siano in molti a sapere con certezza cosa sia naturale o meno e di conseguenza cosa sia permesso fare oppure no. Con la presunzione di conoscere la soluzione a misura di ognuno, chiunque esso sia, perchè nella Natura, si sa, risiede la inoppugnabile verità delle cose.

L’unica cosa certa però è che questa cosiddetta Natura, intesa come immobile, ferrea, granitica, non esiste. Non esiste un comportamento che si possa definire innaturale cosi come non esiste qualcosa che si possa chiamare al di fuori della natura stessa. E’ un concetto banale ma implacabile.

La presunta Naturalità dunque, viene sfoggiata per giustificare maldestramente ciò che fa comodo a chi ce la propina. I comportamenti omosessuali sono contro natura ma i trapianti no. Le tette al silicone e i nasi rifatti ce li facciamo andare bene ma i transessuali proprio no. L’inseminazione artificiale è palesemente contro Natura ma lo space shuttle no. Anche i preservativi perchè interrompono la possibilità della vita; la castità dei preti invece no. Ma come fa, per esempio, la plastica ad essere innaturale se proviene dalla natura stessa?

“Non c’è quindi alcun ente artificiale che abbia il suo fondamento fuori della natura.” Giordano Bruno

 
Quando incontro chi difende questa opinione, la mia attenzione non si rivolge al dibattere attorno ad una tesi paradossale che a mio avviso non porta in sè nessuna speranza di successo. Rimango semplicemente stupefatto dall’arroganza e dall’ignoranza dell’opinione stessa. La filosofia, l’arte e le scienze si sono ampiamente interrogate sull’argomento, senza sapere che bastava chiedere al bar, a facebook, ad un politichetto cattolico, ad un opinionista da quattro soldi, ad un titolista di un giornalaccio di potere, per avere la risposta certa che ancora mancava.

Ci farebbe senz’altro bene avere meno fede.
E più dubbi, specialmente su ciò che non conosciamo affatto.

Quanto siamo stupidi?

 

 

Il mondo è stracolmo di stupidi; più passano gli anni e più ne sono convinto. Non che questa affermazione serva a sentirmi migliore, la mia è solo una semplice constatazione. Se qualcuno si limitasse a cogliere nelle mie parole una forma di presunzione o la volontà di un’offesa gratuita, si potrebbe annoverare probabilmente tra gli idioti dei quali sto parlando.

“La Prima legge Fondamentale della stupidità umana asserisce che: sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione”

Non è colpa mia. Sono stati il tempo, le letture sbagliate, i viaggi, la televisione, Giovanardi, i film americani, le tribune politiche, la pubblicità, i villaggi turistici, la De Filippi, che mi hanno spinto a pensare che la società moderna sia un’accanita produttrice nonché promotrice di idiozia. Certo io non ne so abbastanza per formulare una teoria di carattere scientifico, la mia è solo un’opinione legata per lo più all’intuito, all’esperienza empirica, senza quindi nessuna pretesa di essere inconfutabile.

“La Seconda Legge Fondamentale dice che: la probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona.”


Questa spiccata stupidità dunque, io la vedo bene
. Ma proprio chiara. Soprattutto nelle scelte; sìano individuali che di massa. In quelle politiche, economiche, in quelle di tutti i giorni. In come spendiamo, come viaggiamo, lavoriamo, cosa guardiamo, ascoltiamo, leggiamo, nella maniera in cui intendiamo la religione. Nel modo in cui ci facciamo paladini di battaglie schizofreniche: difendiamo i cani e mangiamo i pesci, difendiamo i pesci e mangiamo i polli. Mandiamo aiuti umanitari e compriamo dalle compagnie che mettono in ginocchio le stesse nazioni che aiutiamo, accettiamo di farci rappresentare da mentecatti perchè pensiamo che le scelte che ci offrono siano le sole possibili. Gli esempi sono infiniti e a me pare abbastanza evidente che questo sia un mondo idiota.

“La terza Legge Fondamentale: una persona stupida è una persona che causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé od addirittura subendo una perdita.”

Non mancando mai l’occasione di riflettere su questo tema di estrema attualità, m’è venuto in mente di condividere un libriccino di pochissime pagine che un amico mi ha inviato anni fa, con chi vorrà leggere queste righe fino alla fine. E’ un breve saggio pubblicato nel 1988 e l’autore è Carlo Cipolla, docente di economia all’università di Berkeley: il Saggio sulla stupidità  dal quale sono tratte le tre leggi enunciate.

Probabilmente non potrei neppure linkarlo ma lui è morto e il diritto d’autore un’altra di quelle idiozie delle quali vi parlavo. Si legge facile, ascoltate uno stupido.

Buona  lettura.

Vincere e vinceremo

Lo so, è un titolo del cazzo. Ma è proprio per quello che sto per dirvi che il titolo mi pare assolutamente il più adatto. Il 12 Giugno si sono svolte a Genova le finali nazionali del Poetry Slam. Il Poetry Slam, ovvero la competizione tra poeti nella quale una giuria estratta a caso dal pubblico sancisce il vincitore del confronto.

E’stato bellissimo a Genova, c’era gente venuta da tutta Italia, voci diverse che proponevano la propria poesia. I genovesi hanno aderito all’iniziativa “adotta un poeta” aprendo le loro case per ospitare i partecipanti. Una città magnifica, il sole alto, le notti lunghe, gli amici, gli spritz, la farinata e le vongole non sono mancate affatto.

Ma è successa una cosa di estrema importanza per me: sono arrivato secondo. Ah, sei arrivato secondo, fico eh?! No. Per niente. Io volevo arrivare primo. E’ stato l’unico cazzo di slam nel quale non sono arrivato primo in quasi due anni. E vi assicuro che ne ho fatti parecchi. Non che non ci abbia dormito la notte, credetemi, ma se in una competizione non si conoscessero le proprie armi, si farebbe torto alla propria onestà ed io sapevo di poter vincere. E’ stato dunque, ve lo confesso, veramente importante arrivare secondo.

Perchè? Perchè mi sono ricordato che il Poetry Slam non è davvero una competizione e nemmeno una fabbrica di vincitori. Il Poetry Slam non ha come obbiettivo quello di dire allo scrittore quanto sia fico e vincente. Semmai è il contrario. Ci insegna banalmente come la poesia orale abbia bisogno di un pubblico per essere tale e come il poeta debba scendere da quel piedistallo che è cosi facile costruirsi, come l’importante sia diffondere una voce e non che quella voce vinca su di un’altra che di fatto non è neppure confrontabile se non in un gioco funzionale unicamente alla diffusione della poesia stessa. Ci insegna come la poesia sia di tutti e per tutti.

Sono questi i motivi per i quali ho iniziato a parteciparvi. Sono questi i motivi per i quali parteciperò.

Cari amici, dobbiamo vincere. E dunque non vinceremo.

Video di Davide Fasolo

 

RadioBlueNote

Qualche anno fa suonavo la tromba ma questo non c’entra col post. Mi piaceva suonare, soffiare dentro al ferro. Era straordinario come l’aria, dopo aver sofferto la stretta di tutto quel tubo piegato e luccicante uscisse dalla cornetta travestita da suono, per poi tornare un’altra volta aria. Ma questo non c’entra col post.

Qualche anno fa Davide Bava, amico e poeta Torinese, mi ha proposto per il suo progetto RadioBlueNote di improvvisare alcune poesie facendomi ispirare dal Jazz. Trasformare una suggestione musicale in parole. Come se il suono mi entrasse nelle orecchie per uscire dalla bocca con un altro vestito.

Io  gli ho detto di si, a Davide.

Gli ho detto: “Davide mi sembra una bella idea questa tua idea”. Certo io non sono un improvvisatore, nel senso che non credo proprio all’improvvisazione. Non ci credo per niente. Credo si, che ci sia una sorta di qualità nella prontezza di risposta ad uno stimolo inaspettato, ma l’improvvisazione è muoversi su scale o strutture delle quali si è già padroni. Come fanno quelli che suonano il Jazz.

E poi credo che la qualità, almeno nella scrittura, nasca da un lavoro severo sulla parola, sulla composizione, sul suono e sul verso. Sebbene non penso che ogni poesia debba puntare ad essere un capolavoro -a volte si scrive con altri intenti- penso che l’importante sia sapere sempre cosa si sta facendo.
Questa è una mia opinione, certo, ma io scrivo le mie opinioni qui, mica quelle degli altri.

Allora Davide mi ha mandato dei pezzi dixieland. Il dixieland mi ha fatto venire in mente un sacco di cose: il sud degli Stati Uniti, i negri con le scarpe da tip tap, i funerali, le brassband ai funerali, un timpano gigante, i fiori, sette galline sgozzate, il diavolo, un bidone dei panni in ammollo, i dischi che scoppiettano per la polvere, un gatto, la magnolia, bestemmie, vestiti dai colori sgargianti, la Lousiana, un profumo da uomo troppo forte, scarpe lucide, le ghette, le bretelle, il Mississippi, le chiatte di legno del Mississippi con la ruota gigante, il nome del gruppo che suona sulla batteria, il banjo, un grosso culo e New Orleans. Anche se non ci sono mai stato a New Orleans.

E’ nata dunque questa puntata di Radiobluenote.
Funziona cosi; tra un pezzo e l’altro dico cose nel megafono.

Buon ascolto.

Poesia, comicità e barba.

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Qualcuno ha provato a chiedermi cos’è la poesia. Ma la cosa più triste è che era assolutamente convinto di avere la risposta. La risposta non c’è, mettetevi il cuore in pace, se ne avete uno. Possiamo provare a capire cosa sia una poesia ben costruita, per così dire. E una poesia brutta, pure. Una che ci emoziona o una che non ci porta proprio da nessuna parte. Ma dal momento che una poesia è brutta, è già poesia non vi pare?  Cercare una definizione esaustiva non solo mi sembra una cosa improbabile, ma altresì priva di interesse, per quanto mi riguarda. Per ciò io consiglio a tutti di scrivere, misurarsi liberamente con la carta. Certo è importante acquisire gli strumenti d’espressione, farli propri, seguire una spinta creativa che poi non necessariamente deve svilupparsi solo tramite la parola. Non si sa dove può portarci la ricerca. Per esempio mai avrei immaginato di divertirmi con la scrittura, di affrontare temi marginali, leggeri o apparentemente insignificanti. Pensavo fosse proibito e col tempo ho capito che non era affatto cosi.  Che il sacro è ancora più interessante quando viene dissacrato. Che non c’è proprio nulla di proibito. C’è invece sempre il venerabile Jorge da Burgos di turno che ti dice che non c’è un cazzo da ridere, che il riso è un vento diabolico che deforma  il volto e rende gli uomini simili alle scimmieMa le scimmie non ridono. E se vogliamo dirla tutta, la poesia è senz’altro una cosa seria. Come la comicità, del resto.