Omne animal post coitum triste est

 

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Ho lasciato il mio seme in un sacchetto di gomma
nella pattumiera di un albergo. Ho fatto un bel nodo
stretto e l’ho gettato assieme ai fazzoletti sporchi
agli involucri dei saponi, le boccette vuote di doccia schiuma
i mozziconi di sigarette nella cenere, le cartacce con gli appunti
e tutti i miei rifiuti in genere.
Mi hai detto che ti ricordi di me ogni volta che passi
da un cassonetto perché il nostro primo bacio fu proprio
li davanti. Ci tenevamo stretti come gli amanti nei film
muti e abbiamo lasciato che le lingue parlassero frugandoci a fondo.

Non siamo noi, è l’amore stesso che ha bisogno
che qualcuno gli permetta d’esistere, che lo metta al mondo.

 

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Le tue parole non hanno più peso

 

Le tue parole non hanno più peso
mi hai detto con un sorriso.

Sono leggere come una piuma
una bolla di sapone, come l’alito
d’inverno nelle strade di Torino.

Sono da leggere come quelle
di una rivista, di un cartello
che indica il bagno, di un bugiardino.

Ed io che scrivo per mestiere
mi sento come una pianta
nel vaso, che vuole da bere.

Ci vuole qualcuno che torni
a casa per non farla morire.

 

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