International SLAM

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Quando andavo alle superiori, mi chiedevo come mai la scuola investisse soldi e tempo che poteva essere dedicato allo studio in attività di divertimento come le gite. Mi sembrava di fregarli tutti andando in vacanza in una città estera, stando tutto il giorno a visitare musei, chiese, a camminare per le strade, a godermela coi miei compagni.
Ho capito poi che l’esperienza formativa era proprio quella di sperimentare il gruppo, lontano da casa, in un altro ambiente, lontano dalle abitudini conosciute nel quotidiano.

Ed è quello che m’è capitato nelle due manifestazioni internazionali alle quali ho avuto la fortuna di partecipare quest’anno; a Parigi per la Slam World Cup e a Lisbona per il PortugalSLAM. L’esperienza con gli Slammer provenienti da tutto il mondo che si sono confrontati tramite la loro parola, la loro arte, il loro modo di essere, è stata come quella di una gita scolastica, una forma di condivisione apparentemente leggera ma profonda e coinvolgente. E anche stavolta m’ha sfiorato la sensazione di aver fregato qualcuno per avere avuto questa preziosa opportunità.

Portugalslam 2017

La scena internazionale mi ha chiarito il fatto che si stia sviluppando un linguaggio terzo intorno allo SLAM. Un linguaggio che parte dalla poesia detta, ma ne abbandona alcuni schemi per proporne altri di maggior efficacia. In sostanza prevale una sorta di “speech controllato” nel quale il testo è meno rivolto alla scelta della singola parola o del verso, quanto più all’efficacia di un flusso costruito per arrivare al pubblico nell’immediato. Non ho ancora capito se questa forma espressiva mi piace, anche se la cosa è abbastanza irrilevante, ma di sicuro posso dire che lo SLAM continua ad essere uno strumento di confronto coinvolgente e appassionante, dove gli artisti sono pronti ad imparare l’uno dall’altro e a sfidarsi annichilendo gli aspetti nocivi della competizione. Ed essendo il fatto di porre la poesia in competizione fonte di una delle più aspre critiche allo SLAM, questo apparente paradosso mi pare un ottimo risultato.

 

 

 

 

 

 

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Leggendo Billy Collins

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A volte nella vita succede che sei talmente fortunato che riesci a incontrare uno dei tuoi maestri, anche se lui vive a New York e tu in Brianza. A volte poi hai ancora più fortuna perché questo maestro, una volta incontrato, non ti delude come spesso avviene.

Con Billy Collins, poeta statunitense, abbiamo in comune il fatto di aver smesso di fumare entrambi. Certo potete rispondermi che è una cosa un po’ debole per vantare un legame intimo con un’altra persona, ma non reagireste così se foste delle adolescenti che hanno sfiorato la sedia dove si è seduto tre settimane prima il tipo che a loro piace. Spero comunque che non siate delle adolescenti e per dirla tutta non lo sono evidentemente neanche io. Ma non divaghiamo.

Leggendo un libro di Collins, mi ha colpito questa poesia che si intitola The Best Cigarette (qui anche in versione scritta e tradotta ) che mi ha fatto venire subito voglia di scrivere qualcosa. Di scrivere la mia versione da ex fumatore. Non penso sia la migliore poesia che io abbia scritto, ma bisogna saper amare i figli anche se sono bruttini. Certo con questo non voglio dire che è una brutta poesia, anzi a lui è piaciuta. Ma forse me lo ha detto per farmi contento, pratica diffusa tra i poeti. E ci vuole poco a farmi contento. Va beh non divaghiamo di nuovo, eccola qui.

Reading B.C.

Non ricordo la primissima
forse era un emme esse al mentolo
o un toscanello italiano.
Ma, mmmmm quella della sera
e la prima del mattino
quando la bocca amara
era piena di fumo
che mischiava alla nebbia di Milano.
E quante dopo l’amore,
prima di lavarmi l’uccello.
Un giorno ne bruciai un pacchetto in poche ore
dopo aver saputo che lei
si era data ad un altro
un coglione.
Poi da studente, arrotolate nelle cartine
le sguainavo come spade.
Nei cortei di protesta
tracciavo decisi futuri
sferrando fendenti nell’aria.
Ai concerti, alle feste, ai funerali
per sfumare la tensione della morte
della vita, dei penosi giorni uguali.
E quante con gli amici, sbronzi
a contarci gli amori, le paure
a scornarci le idee.
Giovani caproni ubriachi
In cerca della sigaretta migliore
Ce ne sono molte che mi mancano
Ma non ricordo affatto la prima
E neanche l’ultima, ricordo.