Libri

 

Amore e psycho

 

Amore & Psycho C’è questo fatto che io Paolo Agrati lo odio.
(…)Lo odio, ma in amicizia. Io riesco a odiare in amicizia. È un mio super potere. Ora vi spiego: In Italia ci sono pochissimi poeti bravi viventi, d’ora in poi PBV. Secondo me si contano sulle dita di un paio di mani di un addetto alla pressa molto distratto, se capite cosa intendo. Paolo Agrati è uno di questi, dunque funziona che se riesco a farlo assassinare dalla mia équipe di killer di PBV, insieme agli altri pochi poeti bravi, io rimango il solo PBV in Italia, che poi è il mio vero fine ultimo nella vita anche se, a oggi, non riesco a capirne l’utilità. Paolo Agrati è capace di fare una cosa che trovo fondamentale: salire su un palco e leggere le sue poesie. E lo fa bene. Poi Paolo si pettina di nascosto. (…)So anche che Agrati sa che «per fare l’amore bisogna sapersi spogliare» e che «la carezza è il modo migliore di usare le mani». Vedete, queste cose le sapevo anche io, ma lui le ha dette prima, il che mi fa incazzare a bestia ed è per questo che probabilmente, alla fine, lo farò uccidere.

dalla prefazione di Guido Catalano

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Nessuno ripara la rotta

 

Ufficiale agratiEcco “Nessuno ripara la rotta” (splendido novenario), seconda e convincente prova di un autore polivalente e complesso per formazione e personalità.(…) emerge l’idea di una precisa poetica, fatta di rammendi e cure: un mastice, dissacrante e liberatorio, come nella migliore tradizione dello slam poetry, che vede in Agrati una delle voci più convincenti, istrioniche e accattivanti del panorama italiano, e, nel contempo, vulnus, scossa tellurica profonda e incisiva, quando il poeta tralascia idealmente l’oralità per destinare il luogo della comunicazione alla matrice scritta della poesia (ma nell’autore le due anime sussistono, si intersecano in una splendida sintesi, completata dall’esperienza musicale di voce nella Spleen orchestra, nel suono della tromba). (…)   È un’odissea, quella di Agrati, che abbraccia luoghi in un viaggio fisico e, nel contempo, metafisico, tutto mentale.(…)

Il poeta, però, ben si tiene lontano dal rischio del solipsismo, di bolla lirica dell’Io, spostando il piano narrativo sulla dimensione ironica, spesso deformante, comunque liberatoria (…) e cerca il contatto con ogni aspetto della realtà vivente, anche nei punti più bassi, di deiezione nel mondo senza alcun progetto.

Anzi è il rovescio del mondo, ciò che interessa Agrati (…)un Autore che restituisce segni di un pensiero forte, quello di una dirompente uscita “dal graffio delle cose” e che sedimenta il fare poetico in un linguaggio polisemico che è, necessariamente, ricerca inesausta d’amore. Oltre qualsiasi banalità.

dalla prefazione di Ivan Fedeli

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Quando l’estate crepa

 

img_copertina “Quando l’estate crepa”: la raccolta di Paolo Agrati presenta già dal titolo un carattere fortemente evocativo. Innanzitutto fissa l’Evento in un momento indefinito, non immediatamente collocato nel passato, ma piuttosto a un tempo assoluto, o a una condizione di partenza. E sospende l’eventuale riferimento della frase principale: sarà – se mai – chi legge a ridefinire il quadro, a incasellare sensazioni e avvenimenti. C’è poi tutto il calore di una estate torrida, il riferimento a una passione presa nella sua stagione risolutiva. E quindi, nell’uso polisemantico del termine “crepa”, prima persona del verbo crepare, come estinguersi, morire, e associazione con il sostantivo che indica separazione e rottura dovuta anche a inaridimento. E dalla crepa alle macerie il passo è breve; macerie che si accumulano e ricadono l’una sull’altra, a fondare un ammasso che è paradossale costruzione di uno stato d’animo, di un monumento informe, di una memoria che incombe e pesa.(…)

La tematica della raccolta è ricorrente nella poesia erotico/amorosa di tutti i tempi, da Catullo a Bukowski: la memoria di Eros, la perdita, la inevitabile transitorietà della passione. Ma qui è espressa in modo sorprendente e anticonvenzionale, innanzitutto per la immediatezza e la verità dei riferimenti al corpo, ma anche per l’intervento di personaggi secondari o ambientazioni impreviste, in incipit spesso spiazzanti: (…) E l’architettura del testo ha poi angoli e pareti insolite, con cambi del punto di vista,
accelerazioni e ritorni al Soggetto. Con spinte liriche che si alternano a momenti di linguaggio “basso” o parlato. (…)

Non è nella fuga da se, ma dal ritornare a se che si svolge il viaggio, e i versi finali della raccolta sono una riapertura, verso la vita che sorprende di nuovo.

dalla prefazione di Luigi Cannillo

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