Scrivere poesie che portano lontano


Un forte odore di urina m’accompagna passo
dopo passo mentre cammino per via Venini.
Passo una macchina arancione, una bicicletta
del comune che fa proprio schifo se la guardi bene.
Le lasciano nei posti più strani, forse c’è una gara
un premio per chi le abbandona a cazzo in faccia
al portone di un palazzo, nell’aiuola di un giardino
in una via imboscata di Corvetto dove non la prenderà
mai più nessuno. Cammino con una birra in mano
ho recitato le mie poesie in un locale di Milano
e adesso è arrivata l’ora di andare a casa.
C’è un indiano seduto su uno scalino, ascolta
dal cellulare della musica di merda e mi sorride.
Sarà l’ora, la musica, l’urina, sarà la birra che mi rattrista
ma proprio non riesco a ricambiare il gesto.
Poi chissenefrega siamo franchi, gli indiani ridono
anche se gli dici che sei allergico alle rose
se li prendi per il culo, se gli sputi addosso.
Poco più in là una ragazza parla ad alta voce
col suo uomo, dice qualche cosa che riguarda
il rispetto, lui la lascia parlare, fuma un po’ distratto
poi le dice amore non fare così dai, andiamo a casa
che è tardi, che le cose non si aggiustano per strada, nella notte.
(Le cose le mettiamo a posto a letto,
quando tu sei mezza nuda e ti accarezzo,
quando apri dolcemente le tue gambe
e fai finta che niente può turbare il nostro amore).
Non trovo le chiavi della punto. Frugo a lungo nelle tasche
e trovo un sasso, una cartaccia, un fazzoletto sporco.
Trovo un foglio con un nome, una banconota da cinque euro
trovo una graffetta, una moneta di rame ma le chiavi della punto
non le trovo. Penso: cazzo non ce l’ho un altro mazzo
dovrò spaccare una portiera, piegare la lamiera
dovrò chiamare qualcuno, rompere un finestrino
dormire su una panchina della stazione centrale.

Forse sarebbe stato meglio sorridere all’indiano
bere meno, scrivere poesie che portano più lontano.



Jason Bard Yarmosky
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Un pensiero riguardo “Scrivere poesie che portano lontano

  1. Forse cambiare finale
    tornare indietro e prendere la bici
    sorridere all’indiano e comprargli una rosa
    donarla alla ragazza che ha appena lasciato il suo uomo
    lei ti avrebbe sorriso
    poi sarebbe salita sulla sua auto rossa
    si sarebbe offerta di accompagnarti a casa
    avresti accettato perché ti fa schifo girare in bici
    la musica nell’abitacolo era la tua canzone preferita
    sarebbe diventata la vostra canzone
    ti avrebbe lasciato davanti al portone
    avresti frugato in tasca per cercare le chiavi
    ne sarebbero usciti un mazzo di carte una cordicella un piccolo coniglio bianco
    che sarebbe scappato lungo la strada
    la ragazza ti avrebbe proposto il divano letto a casa sua
    si chiamava Alice
    e da quel giorno il mondo sarebbe stato meraviglioso

    Mi piace

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