Ecco perché non voterò

 

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“Guarda che se fai così poi il voto va alla maggioranza”

 

“Allora è come se te ne lavi le mani, poi non pretendere di aver voce in capitolo!”

 

Lasciatemelo dire, ne ho piene le palle di queste opinioni da supermercato. Se non condivido le regole di un gioco, se non mi piacciono i giocatori, non c’è scritto da nessuna parte che io debba parteciparvi.

“Allora lascia il paese” mi dicono. Sarei libero di disertare un’assemblea di condominio piena di stronzi che perdono tempo a biascicare scempiaggini, senza dover per forza abbandonare casa mia, mi sento di rispondere. Non vorrei scadere nella facile retorica, ma veramente voi riconoscete uno statista, un uomo degno di avere il vostro consenso, nel panorama politico attuale? Evidentemente ce ne sarà qualcuno, mi vien da dire, ma non si può preparare una cena quando hai tre chicchi di riso in un sacco di sassi.

Votare un mentecatto o un quasi accettabile figuro è come consegnare al suddetto mentecatto, al meno peggio, le chiavi di casa, la password del conto in banca, la mano del proprio figlio. Significa che il suddetto mentecatto ti rappresenta, ed io non ho nessuna intenzione di farmi rappresentare da un mentecatto. Certo alcuni risultano simpatici, ci fanno anche ridere, ma ricordiamoci che nella vita non fanno i comici.

Scegliere di non partecipare non è affatto una non scelta, bensì una scelta con tutta la dignità del caso.

“Vai e pasticcia tutto” mi dicono. Ma io non voglio andare a pasticciare tutto, mettere delle fette di bresaola nella scheda. Io non voglio andare e basta. C’è una bella differenza. E non è che non voglio andare perché ho in programma un week end in Valtellina per sfondarmi di Braulio o qualcos’altro di meglio da fare.

Se fai una festa e non si presenta nessuno, il padrone di casa dovrà farsi qualche domanda. Forse ho un alito fetente, si chiederà, o mi puzzano i piedi. Forse casa mia è poco accogliente, forse sarà meglio che compro qualcosa di buono per i miei ospiti e non la solita birraccia del discount e tre fette di spalla di prosciutto.

Io sono stufo di andare a feste di merda. Sono stufo di avere a che fare con gente che mi dice una cosa e ne fa un’altra. Non se lo ricorda nessuno ma tra le priorità per far funzionare questo paese c’era l’emergenza di una legge elettorale per la quale ci avevano detto di sostenere un governo che ha fatto tutto tranne che darci uno strumento consono per permettere ad un esecutivo di governare.

Ho votato contro, a favore, ho votato per grandi ideali e per obiettivi singoli e non ne posso più. E dopo più di venti anni da quando ho acquisito questo diritto, mi ritrovo non solo le stesse facce orribili ma anche le idee orribili di un passato orribile che si ripropone come innovativo.

Quindi mi si chiede davvero di andare alle urne senza strumenti adeguati, con una scelta di rappresentanti di merda, che hanno idee che appartengono al secolo scorso? Non state scherzando vero?

Secondo me ho tutto il diritto di aver voce in capitolo anche se non scendo a patti con un simile baraccone, perché questa scelta ha una coerenza che quella di votare a queste condizioni non possiede.

Poi ognuno fa un po’ quel che vuole, non sto cercando d’insegnare niente a nessuno, è che non ce la faccio più ad accontentarmi e a convincermi che le scelte di un menu scadente, siano le uniche possibili.

 

 

 

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