Ignoro il volto di John Zorn

 

Qualche  giorno fa mi sono reso conto che non conosco che faccia abbia questo musicista che ascolto da tempo. E ancora resisto alla ricerca immagini di google. Questa poesia potete leggerla, o ascoltarla dal vivo nel link a youtube che ho messo a fine pagina. Anche se ignorate chi sia John Zorn.

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Ignoro il volto di John Zorn, ma non credo sia necessario
conoscere la distanza tra gli zigomi e il suo naso.
Nemmeno fingersi morti in qualche bar
come un opossum della Virginia o un coleottero a caso
tra le trecentocinquantamila specie
che ignorano la mia presenza sul pianeta.
Tirare schiaffi ai piccioni in volo in piazza del Duomo
per prendermi gioco ancora una volta della natura.
E al trentuno dicembre nella ciotola dei gatti
scatolette di César da sei euro al chilo perché
festeggino anche loro la fine di un altro anno infame.
E poi sgranocchiare per intero l’anima dell’ananas, il culo
delle banane per vedere se provocano il cancro davvero.
Ho riempito la casa di prodotti scadenti:
biscotti al cioccolato, caffè dozzinale e scatolette Fidel
per fingermi ancora studente con occhi se non colmi
di speranza, almeno rivolti in avanti, verso la rivoluzione.
E mangio quintali di panettone fino all’estate
per dileggiare il consumo, l’idiota moda del dolce.
Ho salutato i parenti di sangue, i poeti tremendi
orribili cantanti che insozzano la carta, le orecchie
e la stessa aria, con un dito medio piantato su per la gola.
Che li faccia tacere una volta per tutte, che si spezzino
le penne, si consumi l’inchiostro degli artisti che portano
il nulla al massimo livello di resa. Ci vorrebbe un Nobel
uno Strega, un Oscar, un Globo, un Orso, una Palma d’oro
un Österreichischer Staatspreis für europäische Literatur del nulla.
Io vi odio tutti quanti, quando viaggio in tram
quando aspetto in posta, quando vado a fare la spesa.
Quando ascolto le vostre voci che starnazzano nelle radio
nelle pieghe della rete. Vi odio profondamente come si odia
un nemico della sanità, della bellezza, della quiete.
Siete uova di cioccolato con un regalo orrendo
un diamante di vetro che si spezza con un morso tra i denti.
Vi odio talmente che cerco rifugio nel brutto
nella meraviglia delle cose fatte male, stonate, sbilenche.
Nei rutti degli involontari maestri dello sgorbio.
Nella verità inconsapevole degli sgangherati
che maturano i loro frutti bacati senza il dono della sorpresa.
È privilegio dei ricchi scegliersi la dieta
che per un disgraziato tutto ciò che è nel piatto è abbondanza.
Per questo per pagarvi e darvi un lauto resto, basta la vostra stessa moneta.

 

 

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2 Pensieri su &Idquo;Ignoro il volto di John Zorn

  1. Wow Paolo! Poi mi vieni a dire che non riesci a scrivere a “flusso” – questa poesia è meravigliosa. Peccato non l’hai letta a La Spezia. Arrivederci presto! Un abbraccio. Andrea Betti
    (ps. non ci sono su facebook… ma sto valutando di ritornarci per mantenere contatti nell’ambito poetico un po’ più agevoli)

    Mi piace

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