Panchine del Parco

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Il barbone seduto impreca ai passanti
ma quando nessuno si para davanti
ce l’ha con i malanni, con il cartone
del vino sciupato, avesse cent’anni.

Le due ragazzine non sanno fumare
e danno boccate che sembrano succhi
ma devo osservare nascosto, sono già
nell’età dove uno sguardo è molestia.

Sulle cosce un libro spalancato, quasi
un reato la lingua così vicina
al sesso; dev’esserci un uomo, qualcuno
che l’ami; non lasci che sia di se stessa.

Le teste vicine baciarsi inesperte
ad occhi socchiusi cercando l’odore
dell’altro coi nasi. Sapere immaturo
che si perderà in future scoperte.

La coppia di anziani non parla. Gode
del sole sotto al cappello bianco uguale.
Si sono già detti abbastanza negli anni.
Da amanti sono maturati fratelli.

Tre signore dalle chiome vaporose
frugano in coro nelle borsette scure
un fazzoletto a bandiera per sedere
sul sozzo che prima di loro non c’era.

E lei che dorme sdraiata, gli stivali
da un lato, si fa pettinare di brezza
fosse di casa sul legno, tra l’erba.
Mora di primavera ancora acerba.

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